Nemo propheta in patria!

La lavorazione artigianale del corallo e del cammeo si identifica geograficamente con un luogo: Torre del Greco.

Chi è che nel tempo ha tramandato – di generazione in generazione – quest’arte diventata un significativo comparto economico? Chi è che da secoli ne conosce tutti gli aspetti? Chi è che rappresenta il corallo e il cammeo di Torre del Greco nel mondo? Le imprese del settore. Chi interloquisce con i Ministeri dell’Ambiente, della Cultura, dell’Economia e degli Esteri affinché il comparto risponda all’evoluzione legislativa per tutelare e far crescere il comparto? L’UNICA associazione di categoria che dal 1977 riunisce le imprese del settore: l’Assocoral.

Sorge spontaneo domandarsi come mai l’Assocoral non venga considerata dall’Amministrazione torrese quale interlocutore in materia.

Prima di avviare un corso di formazione (come ad esempio H-demia del corallo e del cammeo) volto ad inserire persone nelle imprese di un settore produttivo – qualsiasi esso sia – sarebbe opportuno ascoltare queste per comprenderne le dinamiche, le reali esigenze e per condurre una ricognizione sulla situazione attuale e sui trend futuri. Soprattutto in un momento di grande difficoltà come quello generato dalla pandemia che ha costretto la maggior parte delle attività produttive all’immobilità.

Fa riflettere, inoltre, il perché gli Istituti di Cultura italiani all’estero ci invitino a rappresentare con mostre, seminari, sfilate e dimostrazioni dal vivo il significato della “cultura” dell’arte della lavorazione artigianale del corallo e del cammeo e il Comune di Torre del Greco ci ignori. Dimenticanze? Potremmo – al limite – considerarlo in un singolo caso ma non quando l’esclusione diventa un modus agendi. Siamo sempre stati presenti, abbiamo sempre risposto alle convocazioni di tavoli, comitati, riunioni e discussioni. La nostra voce non è da considerare autorevole? La voce delle imprese del territorio di Torre del Greco che in esso hanno la sede, ad esso versano tasse e tributi, in esso formano e assumono la mano d’opera non ha nulla di interessante, utile, da dire? Come mai soggetti istituzionali e grandi realtà come enti fieristici ci riconoscono come espressione di un settore che – con nostro vanto e per profondo senso di identità e appartenenza – presentiamo come ancorato alla nostra città e quest’ultima neanche ci considera?

Eppure abbiamo sempre dato la nostra disponibilità, qualcuno ricorda la fase di progettazione dei PICS? Con l’allora Vicesindaca Annarita Ottaviano condividemmo i nostri progetti, progetti non ad uso e consumo del nostro settore ma pensati per il rilancio turistico ed economico della città. E qual è stato il risvolto? Non ci è giunto nessun aggiornamento, dai giornali abbiamo appreso del “Museo virtuale del corallo e del cammeo” (budget circa 700mila euro).

Dulcis in fundo, Natale per Torre del Greco. Quando si parla di cultura si pensa immediatamente a “Coralli e Cammei” ed ecco l’ennesima iniziativa in cui si sceglie di escludere l’unica associazione di categoria presente sul territorio, neanche ascoltata in fase di progettazione per avere un parere in merito. Ci “accontentiamo” di aver curato le sale del Corallo e del Cammeo nel Museo Italiano del Gioiello che da qui a qualche mese aprirà le porte a Vicenza, con parte delle nostre collezioni private “donate” in comodato d’uso gratuito per 5+5 anni.

E’ proprio il caso di dirlo: Nemo propheta in patria!